Diamo
valore
all'esperienza dei protagonisti
|
IL PRESIDENTE COORD. REG. LIDAP SICILIA
Seby La Spina |
IL DIRETTORE DEL PROGETTO
Sebastiano Gelsomino |
|
|
Autoaiuto
L'auto-aiuto è una
metodologia di supporto al singolo individuo che passa attraverso
la dimensione del gruppo. Il gruppo di auto-aiuto è un gruppo formato
da persone che hanno in comune lo stesso problema e che, nel confronto
orizzontale con gli altri, sperimentano momenti di condivisione,
di solidarietà e di crescita. All'interno del gruppo, ogni persona,
che inizialmente si percepisce spesso solo come bisognosa d'aiuto,
può sperimentare di essere persona in grado di dare aiuto; da
soggetto passivo, quindi, diviene soggetto attivo, verso sé stesso
e verso gli altri. La caratteristica fondamentale del
gruppo di auto-aiuto è la
dimensione paritetica: l'assenza della guida di un conduttore professionista
permette a ciascun membro di non poter delegare all'esperto la
responsabilità del proprio percorso e, dunque, la responsabilità complessiva
di sé. E' prevista tuttavia, una figura facilitante: l'helper.
Si tratta di un membro del gruppo, con un percorso di terapia significativo
alle spalle, che ha seguito una specifica formazione, finalizzata
a fornirgli gli strumenti di gestione della comunicazione, e che
ha solo la funzione di facilitatore della comunicazione stessa.
Anche l'helper ha vissuto la stessa difficoltà dei partecipanti del gruppo e
cresce insieme al gruppo.
Ogni gruppo di auto-aiuto parte quindi dalla condivisione
di un problema comune ed offre:
- accoglienza, solidarietà, incoraggiamento, sostegno.
In questa prima fase, l'essere ascoltati (ascolto ricevuto) è la
risposta, l'unica risposta, che si cerca; ed è ciò su cui si
fonda la base sicura, che consente di passare ad una dimensione
comprensiva anche dell'ascolto attivo.
- empatia, affettività, confronto. In questa seconda fase, l'ascolto è divenuto
attivo: l'altro è specchio
di sé e
in esso si ritrovano parti significative del proprio essere,
della propria modalità di
essere. All'altro si concede l'ascolto, nella misura in cui lo
si richiede per sé: orizzontale, reciproco, non giudicante, privo
di pregiudizi. A differenza di un setting di terapia individuale
o di terapia di gruppo, la democraticità del contesto di auto-aiuto
ed il mettersi in gioco apertamente da parte di tutti i membri
consente a ciascuno di ascoltare in modo attivo e di poter rispondere,
secondo modalità che via via si diversificano da quelle
tipiche della propria vita fuori dal gruppo.
- avanzamento nella consapevolezza, cambiamento.
Il passaggio alla seconda fase accompagna, di conseguenza, la
terza fase: quella dell'acquisizione di una consapevolezza maggiore
e meno rigida di sé e dell'altro,
e di conseguenza segna un cambiamento, che poi coincide con il
maggior senso d'auto-efficacia, benessere, capacità di trovare
soluzioni ai propri problemi.
Una
delle regole principali che il gruppo d'auto-aiuto si dà, dunque, è quella della
sospensione del giudizio, del pregiudizio e dell'unico modello mentale, a favore
della molteplicità dei punti di vista possibili.
Tale sospensione, oltre ad incoraggiare la libertà d'espressione e a facilitare
il superamento della vergogna, crea le condizioni per l'accettazione dell'altro
e, di riflesso, per l'accettazione di sé stessi.
L'auto-aiuto coincide dunque con la possibilità reciproca di scoprirsi e con
la possibilità reciproca di accettarsi.
L'impostazione di massimo ascolto, agli altri e a sé stessi, permette proprio
questo: l'individuazione, il riconoscimento, l'accettazione della propria identità.
E non è poca cosa.
|
|